mercoledì 21 ottobre 2026

Bereguardo Fantasy Festival: Conclusioni

Cari lettori, questo è un articolo che ho rimandato a lungo, e che persino adesso sto scrivendo con una certa riluttanza. 
Di solito non mi piace parlare dei lati negativi degli eventi a cui partecipo, e se noto qualcosa che non mi soddisfa o non ritengo adeguato, preferisco andarmene in silenzio, depennare quel particolare evento dalla mia lista e non tornare mai più sull'argomento.
Il Bereguardo Fantasy Festival però è differente: fin dalla sua prima edizione ho avuto un coinvolgimento personale con esso, pur non prendendo parte, direttamente, alla sua organizzazione.
Questo perché tra i principali promotori del Festival si trovavano alcuni tra i miei più cari amici di vecchia data.
L'anno scorso, per il poco che ho potuto, anche io ho cercato di dare una mano, pur non essendo mai, di nuovo, direttamente coinvolto.
Non si possono mettere delle persone su un palco
e non dare loro un microfono!
Quest'anno tuttavia, uno di loro ha lasciato l'organizzazione del Festival, per motivi più che validi, che preferisco non divulgare in questa sede.
La sua assenza tuttavia è stata notata, e non solo da me: quest'anno l'organizzazione del Festival è stata approssimativa e caotica, senza nessuna novità rispetto all'anno scorso, con una scaletta raffazzonata e la mancanza di elementi fondamentali (banalmente: un microfono). 
La cosa che mi ha maggiormente disturbato tuttavia, e non sono stato l'unico a notarla e neppure il primo, è l'atteggiamento di disinteresse, quasi di supponenza, nei confronti del pubblico. Ho avuto la spiacevole impressione che il Festival di quest'anno sia stato trattato quasi come una festa privata, a cui invitare gli "amici", ma che offre poco o nulla al pubblico, a cui tuttavia è stato richiesto un prezzo d'ingresso maggiore rispetto all'anno scorso.
Un atteggiamento che ormai vediamo in diversi (troppi) ambiti, primo fra tutti la politica, ma che avrei preferito restasse fuori dal mondo del Fantasy e del Fumetto, tradizionale rifugio, per chi un cervello ce l'ha, dall'altezzosa incompetenza di chi manda avanti il cosiddetto mondo reale.
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lunedì 19 ottobre 2026

Bereguardo Fantasy Festival: Mostri, Stregoni e Assassini

Bereguardo Fantasy Festival
Qui la Magia è artigianale
Se non sai cos'è un Mezzorco
lo scoprirai al banco del personale
(Inno del Festival)

In tutte le fiere fantasy e del fumetto, buona parte di ciò che vedrete e delle persone che incontrerete fanno parte di gruppi dedicati, che hanno una loro storia e gestiscono un loro spazio indipendente all'interno dell'evento, con proprie attività.
Ciascun gruppo si dedica a un particolare universo narrativo, interpretandone i personaggi e mettendo in scena parti della storia, come una sorta di compagnia teatrale, impegnata in una nuova Commedia dell'Arte dove gli eroi dei fumetti, film e videogiochi hanno preso il posto delle maschere classiche, ma non mancano neppure personaggi e storie originali, seppure ispirate a temi e motivi ricorrenti, come l'orrore gotico, l'High Fantasy, l'avventura e i pirati, e persino ad autori di romanzi classici, per esempio Jane Austen.
Al Bereguardo Fantasy Festival di quest'anno, tre di questi gruppi hanno attirato la mia attenzione: il primo era dedicato alla serie di videogiochi di "Cappa e Spada" Assassin's Creed, la cui storia racconta di uno scontro secolare tra l'Ordine degli Assassini e i loro nemici, i Cavalieri Templari.
Il secondo gruppo era The Elder Wire, una compagnia di figuranti senza una storia precisa alle spalle, ma a tema High Fantasy e Fantasy Medievale, ispirato ai classici tolkieniani e al Dungeon Crawling alla D&D... ma non è tutto: the Elder Wire infatti è un ramo di Jedi Generation, un'altra associazione, già nota ai miei lettori più assidui, che si ispira alla saga di Star Wars.
L'ultimo gruppo, ma non il meno im portante, era Midnight Hero Cosplay, i cui membri sono specializzati nell'impersonare i grandi eroi Marvel e DC. Come loro tuttavia, anche questo gruppo ha una doppia identità.
Quando calano le tenebre si trasforma in Midnight Horror Cosplay, ispirandosi sia alle classiche storie gotiche di paura, come Dracula e Frankenstein, che ai più recenti mostri del cinema, come Freddy Krueger e Jason Voorhees. La mia carrellata sul Bereguardo Fantasy Festival potrebbe concludersi con loro, ma ho ancora un'ultima cosa da aggiungere.
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Mostri, Stregoni e Assassini

venerdì 16 ottobre 2026

Bereguardo Fantasy Festival: Villaggio Medievale

Il 9-10-11 Ottobre 2026 il Bereguardo Fantasy Festival ha raggiunto la sua quarta edizione. Per ragioni mie, che chiarirò in seguito, preferisco rimandare le mie considerazioni sul Festival stesso, e concentrarmi sulle associazioni che hanno partecipato.
La parte del Festival che ha avuto maggiore successo, almeno quest'anno, è stata a mio avviso il Villaggio Medievale, a cui gli spalti del castello hanno fatto da sfondo ideale. Il "villaggio", forse sarebbe più appropriato chiamarlo accampamento, è stato messo in piedi da diversi gruppi di ricostruzione storica, provenienti soprattutto dalle zone di Pavia e Vigevano.
Tra le mura si è inoltre tenuto un vero e proprio torneo, solo di scherma, non ci sarebbe stato abbastanza spazio per una giostra con i cavalli. In compenso è stato allestito un campo di tiro con l'arco. L'atmosfera medievale si è inoltre estesa all'area ristoro, dove era possibile provare cibi storici, ma soprattutto bevande, dal Mulso all'Ippocrasso, fino al sempre presente Idromele.
Nella serata di sabato è stato inoltre possibile ascoltare un vero esperto di tattiche di guerra medievali, che ha esposto la differenza tra gli assedi come li vediamo nei film e quello che doveva essere un vero assalto a un castello, a una cittadella o a una città murata.
Per chi non era in grado di tenere in mano una spada o di centrare un bersaglio con una freccia tuttavia, una vivace atmosfera da vecchia locanda si poteva respirare sotto le tende, con tanto di giochi medievali, che sono stati probabilmente gli antenati dei nostri giochi da tavolo. I bizzarri personaggi che si potevano vedere seduti davanti a noi tuttavia, evocavano forse un'atmosfera simile a Brancalonia, un'ambientazione fantasy italiana che si poteva trovare nell'area dedicata ai giochi di ruolo, all'interno delle sale del Castello.
L'atmosfera è stata suggestiva, piacevole e accattivante, anche se a tratti poteva sconfinare dal Medioevo puro a qualcosa di più fantasy o piratesco. Per quanto mi riguarda, credo che sia stata una delle parti meglio riuscite di tutta la fiera, se non la meglio riuscita.
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mercoledì 7 ottobre 2026

Celtic Roses: Atlantic Steps

Anche quest'anno il Claddagh Fest si è chiuso con lo spettacolo delle Celtic Roses, il cui destino sembra legato a quello dal festival stesso.
In questa edizione la presenza delle Celtic Roses si è concentrata sull'ultima giornata, nel pomeriggio con uno stage di danza aperto al pubblico (a cui naturalmente ho partecipato), e poi, dopo la pausa della cena, con l'evento clou della giornata e forse dell'intero festival, cioè lo spettacolo, che quest'anno ha avuto come titolo Atlantic Steps. 
Le Celtic Roses ci hanno ormai abituato a un repertorio che va oltre le Danze Irlandesi in senso stretto, e spazia su un vasto immaginario globale. La proposta di quest'anno non fa eccezione, anzi ampia la prospettiva aggiungendo stili come il Flamenco e il Tango Argentino, e gli elaborati costumi delle danze dell'Europa dell'Est.
A farci da guida e prima donna in questo viaggio musicale, come sempre troviamo la talentuosa Perla Davide, ma qui arriva la prima grande novità, che per molti appassionati di vecchia data è di fatto un ritorno alle origini.
Quest'anno infatti Perla e le Celtic Roses sono accompagnate da un'ospite speciale, Anna Cislaghi, che porta con sè tutto il suo repertorio di danze dall'Irlanda alla Russia, e come nel suo stile, non manca di coinvolgere il pubblico in un enorme cerchio ai piedi del palco.
Ho parlato di ritorno alle origini: per capire perché, occorre tornare ai lontani albori di questo blog, quando frequentavo le Notti d'Ys e Anna e Perla, assieme, erano una presenza fissa sul palco. 
Tuttavia, Atlantic Steps ha dimostrato due cose importanti: che non abbiamo nessun bisogno delle Notti d'Ys per mettere assieme un grande spettacolo di danza, e, ancora più importante, che quello che è destinato a stare assieme trova sempre la strada per ricongiungersi, per quanto lunga e contorta possa essere, e per quanto grandi siano gli ostacoli lungo il cammino.
Credo che in fondo questo potrebbe essere anche il messaggio di fondo dell'intero spettacolo: dopo tutto, i Celti hanno di fatto creato l'Antica Europa secoli prima che arrivassero i Romani, mentre i Vichinghi non solo hanno raggiunto l'America cinque secoli prima di Colombo, ma hanno anche creato il primo nucleo di quella che oggi chiamiamo Russia, il Principato di Kyiv, mentre la Moscovia inizia la sua storia come protettorato mongolo.
I capricci della politica attuale non possono cancellare tre millenni di storia.
La musica e la danza al contrario, sono un linguaggio universale che ha accompagnato l'Umanità fin dai suoi albori, da sempre intimamente connessi con il Mondo degli Spirit e della Magia.  
Per quanto riguarda me, non ho molto da aggiungere: spero di essere riuscito a trasmettere un po' di questa magia anche a voi.
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lunedì 5 ottobre 2026

Area Fantasy

Pensando ai Celti, ma anche ad altri popoli dell'Europa al di fuori del ristretto contesto mediterraneo (i cosiddetti "Barbari") l'immagine che ci viene in mente è quella di possenti guerrieri armati di spada o di lancia, e spesso con grandi scudi rotondi.
In parte questo ha senso, poiché è quello che gli scrittori Romani, da cui ci sono arrivate le storie, più di frequente avrebbero visto, ma anche perché nelle tombe è più facile trovare resti di spade o elmi che altro. I Celti tuttavia, erano tanto lontani da questa immagine stereotipata quanto i Vichinghi lo sono dagli elmi cornuti con cui vengono ancora oggi rappresentati: i Celti erano (e sono) prima di tutto un popolo di poeti.
Per noi potrebbe sembrare strano immaginare uno spaventoso guerriero venuto da oltre le Alpi che declama versi e suona l'arpa, eppure è proprio così nel folklore irlandese descrivono se stessi.
La tradizione di questi popoli comprende inoltre un vasto corpo mitologico che parla di folletti, goblin, coboldi e altri esseri fantastici, poi ripresi da colossi della letteratura come Willian Shakespeare e Edmund Spenser, e in tempi più recenti da Lord Dunsany, Mary Shelley, Arthur Machen, Lady Charlotte E. Guest, Bram Stoker e J.R.R. Tolkien, per non citare autori d'oltreoceano come Ambrose Bierce, Robert W. Chambers, H. P. Lovecraft e R.E. Howard.
Quello che noi oggi chiamiamo dismissivamente Fantasy, non è un semplice divertissement per bambini, ma la più o meno diretta continuazione di questa nobile e antica tradizione poetica ed epica, quindi è logico e giustificato che sia rappresentato in un festival celtico.
Siano quindi i benvenuti gli Orsi In Locanda, che hanno curato l'area dedicata a Dungeons & Dragons, ma anche il Professor Roberto "Tùrin" Fontana, uno dei maggiori se non il maggiore esperto dell'opera Tolkieniana da questo lato della Manica e autore egli stesso di una serie fantasy, oltre che di diversi saggi.
Già ospite fisso del Claddagh Fest, dove tiene un laboratorio di Calligrafia Elfica (Tengwar) quest'anno il professore ha anche divulgato, con il suo consueto stile affabile, la storia della migrazione delle prime tre stirpi elfiche, i Teleri, i Noldor e i Vanyar, e di come, sotto la guida dei Valar, hanno lasciato le loro terre d'origine nel Beleriand e si siano poi stabiliti a Valinor, nelle Terre Sacre di Aman, per sfuggire alla tirannia di Melkor (o Morgoth), mentre una quarta stirpe, gli Avari, si era rifiutata di seguire i Valar (da storico, riconosco come Tolkien si sia chiaramente ispirato alla migrazione dei Goti come descritta da Giordane, ma la storia che appare nel Silmarillion è molto più dettagliata ed affascinate).
Se sono riuscito a far nascere in voi la curiosità di sapere cosa è successo dopo, fate un salto in libreria e... à entengwa (continuate a leggere).

Area Fantasy

venerdì 2 ottobre 2026

Claddagh Festival (Ameno) 2026 - Introduzione

L'ultimo week-end di Settembre, passato l'Equinozio, torna il Claddagh Fest di Ameno, che ormai ha raggiunto il suo settimo anno.
Nonostante la ricorrenza, resa ancora più magica dalla presenza della Luna Piena nella seconda notte del Festival, ho avuto l'impressione di un leggero calo di tono rispetto agli anni passati, e l'anno scorso in particolare. 
Nello specifico, mi sembra di aver notato una riduzione di presenze tra le associazioni storiche, che dovrebbero essere il cuore di una manifestazione del genere, e la comparsa di una nuova area dedicata al wellness (ospitata all'interno del cortile della casa di riposo Don Orione) che per quanto attrattiva per alcuni, e utile per coinvolgere gli ospiti della Casa di Riposo nelle più vaste attività del Festival, mi suona come una nota stonata, che non si accorda alla perfezione con lo spirito del Claddagh, né con il motivo che mi ha portato qui in questi anni.
A parte le mie considerazioni personali, quello che mi preoccupa è che in questo paese, a differenza che in altri, le associazioni di carattere storico non ricevono alcun sostegno istituzionale, e hanno quindi ancora più bisogno del contatto con il pubblico per rimanere in piedi.
Questa è stata la mia impressione, ma da programma, non sembra esserci stato un calo nelle attività che hanno coinvolto il pubblico, tra cui scherma, tiro con l'arco e laboratori di archeologia viva, quindi potrei essere io ad essermi, banalmente, perso qualcosa, perché non era dove mi sarei aspettato di trovarla.
Tra le conferenze a cui ho assistito spiccano quella sulle pietre coppellate, che si riallaccia, per una fortunata coincidenza, con la mia esperienza del mese scorso ad Avebury (anzi conferma l'antico legame tra le nostre terre e le Isole Britanniche, da cui la distanza non è che un'illusione) e quella tenuta dal Professor Roberto Fontana, grande esperto dell'opera di Tolkien e in particolare delle lingue elfiche.
Preferisco tuttavia rimandare questo argomento a un articolo dedicato alla parte fantasy del Festival.
Sempre variegata invece è la proposta musicale, che fonde la tradizione locale con il vasto scenario folk europeo e atlantico, e continua ad attirare una quantità sempre crescente di pubblico.
L'evento culmine tuttavia è quello che ha chiuso il Festival, lo spettacolo delle Celtic Roses, che quest'anno è stato reso ancor più vario ed entusiasmante dalla partecipazione di ospiti speciali.
Anche di questo però preferisco parlare più nel dettaglio in un prossimo articolo.
Continuate a leggere.

Introduzione

giovedì 17 settembre 2026

GWR Steam Museum

Non c'erano posti dove fermarsi a dormire ad Avebury, quindi, per arrivarci, ho dovuto alloggiare nella vicina cittadina di Swindon.
Qui ho trovato qualcosa che mi ha convinto a fermarmi un giorno in più: nel diciannovesimo secolo infatti, Swindon era il quartier generale della Great Western Railroad, una delle quattro compagnie che gestivano il trasporto ferroviario in Gran Bretagna prima che fosse nazionalizzato in anni recenti, e che ha contribuito a fare la storia della Rivoluzione Industriale almeno per quanto riguarda i treni a vapore, che sono un'icona di quel periodo.
Swindon non era solo il centro amministrativo della Great Western, ma anche il luogo dove locomotive e vagoni venivano fabbricati, e poi assemblati pezzo per pezzo, dai bulloni alle cuciture dei sedili. 
Oggi quella che un tempo era la fabbrica è diventata un museo, dove è possibile ripercorrere le tappe di quello che ai tempi fu uno sviluppo tecnologico pionieristico.
Per i tempi, la Great Western Railroad era all'avanguardia,  oltre ad avere diversi vantaggi tecnici sulle sue concorrenti: non solo vantava prototipi dalle prestazioni superiori, ma i suoi treni erano più comodi e veloci grazie a un maggiore scartamento dei binari. 
Sfortunatamente, questo complicava di parecchio i viaggi verso il resto dell'Isola, con i passeggeri che erano costretti a cambiare treno, e le merci che subivano grossi ritardi di consegna perché era necessario trasferirli da un vagone all'altro, per cui questo esclusivo miglioramento tecnico fu in seguito abbandonato a favore di uno scartamento standard. 
Eppure, sui treni della Great Western, aveva viaggiato persino la Regina Vittoria, per la quale era stato preparato anche uno speciale vagone di rappresentanza che si trova anch'esso all'interno del museo.
A causa di queste circostanze uniche, la Ferrovia, la sua amministrazione, e tutto ciò che ruotava attorno ad essa, costituiva quasi un mondo a parte. A Swindon praticamente tutti ci lavoravano: o nelle fabbriche o nelle stazioni, o come macchinisti, casellanti o personale di stazione.
La vita di intere famiglie, a ben guardare dell'intera Città, era organizzata attorno ai turni di lavoro, alla sirena della Fabbrica, agli orari di partenza e di arrivo.
Non era raro che il lavoro nella ferrovia passasse da una generazione all'altra, e le stesse strade e gli edifici erano progettati in base alle esigenze degli operai e dei macchinisti.
Un vero e proprio mondo scomparso, che oggi rimane come archeologia industriale.
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