mercoledì 7 ottobre 2026

Celtic Roses: Atlantic Steps

Anche quest'anno il Claddagh Fest si è chiuso con lo spettacolo delle Celtic Roses, il cui destino sembra legato a quello dal festival stesso.
In questa edizione la presenza delle Celtic Roses si è concentrata sull'ultima giornata, nel pomeriggio con uno stage di danza aperto al pubblico (a cui naturalmente ho partecipato), e poi, dopo la pausa della cena, con l'evento clou della giornata e forse dell'intero festival, cioè lo spettacolo, che quest'anno ha avuto come titolo Atlantic Steps. 
Le Celtic Roses ci hanno ormai abituato a un repertorio che va oltre le Danze Irlandesi in senso stretto, e spazia su un vasto immaginario globale. La proposta di quest'anno non fa eccezione, anzi ampia la prospettiva aggiungendo stili come il Flamenco e il Tango Argentino, e gli elaborati costumi delle danze dell'Europa dell'Est.
A farci da guida e prima donna in questo viaggio musicale, come sempre troviamo la talentuosa Perla Davide, ma qui arriva la prima grande novità, che per molti appassionati di vecchia data è di fatto un ritorno alle origini.
Quest'anno infatti Perla e le Celtic Roses sono accompagnate da un'ospite speciale, Anna Cislaghi, che porta con sè tutto il suo repertorio di danze dall'Irlanda alla Russia, e come nel suo stile, non manca di coinvolgere il pubblico in un enorme cerchio ai piedi del palco.
Ho parlato di ritorno alle origini: per capire perché, occorre tornare ai lontani albori di questo blog, quando frequentavo le Notti d'Ys e Anna e Perla, assieme, erano una presenza fissa sul palco. 
Tuttavia, Atlantic Steps ha dimostrato due cose importanti: che non abbiamo nessun bisogno delle Notti d'Ys per mettere assieme un grande spettacolo di danza, e, ancora più importante, che quello che è destinato a stare assieme trova sempre la strada per ricongiungersi, per quanto lunga e contorta possa essere, e per quanto grandi siano gli ostacoli lungo il cammino.
Credo che in fondo questo potrebbe essere anche il messaggio di fondo dell'intero spettacolo: dopo tutto, i Celti hanno di fatto creato l'Antica Europa secoli prima che arrivassero i Romani, mentre i Vichinghi non solo hanno raggiunto l'America cinque secoli prima di Colombo, ma hanno anche creato il primo nucleo di quella che oggi chiamiamo Russia, il Principato di Kyiv, mentre la Moscovia inizia la sua storia come protettorato mongolo.
I capricci della politica attuale non possono cancellare tre millenni di storia.
La musica e la danza al contrario, sono un linguaggio universale che ha accompagnato l'Umanità fin dai suoi albori, da sempre intimamente connessi con il Mondo degli Spirit e della Magia.  
Per quanto riguarda me, non ho molto da aggiungere: spero di essere riuscito a trasmettere un po' di questa magia anche a voi.
Continuate a leggere.

lunedì 5 ottobre 2026

Area Fantasy

Pensando ai Celti, ma anche ad altri popoli dell'Europa al di fuori del ristretto contesto mediterraneo (i cosiddetti "Barbari") l'immagine che ci viene in mente è quella di possenti guerrieri armati di spada o di lancia, e spesso con grandi scudi rotondi.
In parte questo ha senso, poiché è quello che gli scrittori Romani, da cui ci sono arrivate le storie, più di frequente avrebbero visto, ma anche perché nelle tombe è più facile trovare resti di spade o elmi che altro. I Celti tuttavia, erano tanto lontani da questa immagine stereotipata quanto i Vichinghi lo sono dagli elmi cornuti con cui vengono ancora oggi rappresentati: i Celti erano (e sono) prima di tutto un popolo di poeti.
Per noi potrebbe sembrare strano immaginare uno spaventoso guerriero venuto da oltre le Alpi che declama versi e suona l'arpa, eppure è proprio così nel folklore irlandese descrivono se stessi.
La tradizione di questi popoli comprende inoltre un vasto corpo mitologico che parla di folletti, goblin, coboldi e altri esseri fantastici, poi ripresi da colossi della letteratura come Willian Shakespeare e Edmund Spenser, e in tempi più recenti da Lord Dunsany, Mary Shelley, Arthur Machen, Lady Charlotte E. Guest, Bram Stoker e J.R.R. Tolkien, per non citare autori d'oltreoceano come Ambrose Bierce, Robert W. Chambers, H. P. Lovecraft e R.E. Howard.
Quello che noi oggi chiamiamo dismissivamente Fantasy, non è un semplice divertissement per bambini, ma la più o meno diretta continuazione di questa nobile e antica tradizione poetica ed epica, quindi è logico e giustificato che sia rappresentato in un festival celtico.
Siano quindi i benvenuti gli Orsi In Locanda, che hanno curato l'area dedicata a Dungeons & Dragons, ma anche il Professor Roberto "Tùrin" Fontana, uno dei maggiori se non il maggiore esperto dell'opera Tolkieniana da questo lato della Manica e autore egli stesso di una serie fantasy, oltre che di diversi saggi.
Già ospite fisso del Claddagh Fest, dove tiene un laboratorio di Calligrafia Elfica (Tengwar) quest'anno il professore ha anche divulgato, con il suo consueto stile affabile, la storia della migrazione delle prime tre stirpi elfiche, i Teleri, i Noldor e i Vanyar, e di come, sotto la guida dei Valar, hanno lasciato le loro terre d'origine nel Beleriand e si siano poi stabiliti a Valinor, nelle Terre Sacre di Aman, per sfuggire alla tirannia di Melkor (o Morgoth), mentre una quarta stirpe, gli Avari, si era rifiutata di seguire i Valar (da storico, riconosco come Tolkien si sia chiaramente ispirato alla migrazione dei Goti come descritta da Giordane, ma la storia che appare nel Silmarillion è molto più dettagliata ed affascinate).
Se sono riuscito a far nascere in voi la curiosità di sapere cosa è successo dopo, fate un salto in libreria e... à entengwa (continuate a leggere).

Area Fantasy

venerdì 2 ottobre 2026

Claddagh Festival (Ameno) 2026 - Introduzione

L'ultimo week-end di Settembre, passato l'Equinozio, torna il Claddagh Fest di Ameno, che ormai ha raggiunto il suo settimo anno.
Nonostante la ricorrenza, resa ancora più magica dalla presenza della Luna Piena nella seconda notte del Festival, ho avuto l'impressione di un leggero calo di tono rispetto agli anni passati, e l'anno scorso in particolare. 
Nello specifico, mi sembra di aver notato una riduzione di presenze tra le associazioni storiche, che dovrebbero essere il cuore di una manifestazione del genere, e la comparsa di una nuova area dedicata al wellness (ospitata all'interno del cortile della casa di riposo Don Orione) che per quanto attrattiva per alcuni, e utile per coinvolgere gli ospiti della Casa di Riposo nelle più vaste attività del Festival, mi suona come una nota stonata, che non si accorda alla perfezione con lo spirito del Claddagh, né con il motivo che mi ha portato qui in questi anni.
A parte le mie considerazioni personali, quello che mi preoccupa è che in questo paese, a differenza che in altri, le associazioni di carattere storico non ricevono alcun sostegno istituzionale, e hanno quindi ancora più bisogno del contatto con il pubblico per rimanere in piedi.
Questa è stata la mia impressione, ma da programma, non sembra esserci stato un calo nelle attività che hanno coinvolto il pubblico, tra cui scherma, tiro con l'arco e laboratori di archeologia viva, quindi potrei essere io ad essermi, banalmente, perso qualcosa, perché non era dove mi sarei aspettato di trovarla.
Tra le conferenze a cui ho assistito spiccano quella sulle pietre coppellate, che si riallaccia, per una fortunata coincidenza, con la mia esperienza del mese scorso ad Avebury (anzi conferma l'antico legame tra le nostre terre e le Isole Britanniche, da cui la distanza non è che un'illusione) e quella tenuta dal Professor Roberto Fontana, grande esperto dell'opera di Tolkien e in particolare delle lingue elfiche.
Preferisco tuttavia rimandare questo argomento a un articolo dedicato alla parte fantasy del Festival.
Sempre variegata invece è la proposta musicale, che fonde la tradizione locale con il vasto scenario folk europeo e atlantico, e continua ad attirare una quantità sempre crescente di pubblico.
L'evento culmine tuttavia è quello che ha chiuso il Festival, lo spettacolo delle Celtic Roses, che quest'anno è stato reso ancor più vario ed entusiasmante dalla partecipazione di ospiti speciali.
Anche di questo però preferisco parlare più nel dettaglio in un prossimo articolo.
Continuate a leggere.

Introduzione

giovedì 17 settembre 2026

GWR Steam Museum

Non c'erano posti dove fermarsi a dormire ad Avebury, quindi, per arrivarci, ho dovuto alloggiare nella vicina cittadina di Swindon.
Qui ho trovato qualcosa che mi ha convinto a fermarmi un giorno in più: nel diciannovesimo secolo infatti, Swindon era il quartier generale della Great Western Railroad, una delle quattro compagnie che gestivano il trasporto ferroviario in Gran Bretagna prima che fosse nazionalizzato in anni recenti, e che ha contribuito a fare la storia della Rivoluzione Industriale almeno per quanto riguarda i treni a vapore, che sono un'icona di quel periodo.
Swindon non era solo il centro amministrativo della Great Western, ma anche il luogo dove locomotive e vagoni venivano fabbricati, e poi assemblati pezzo per pezzo, dai bulloni alle cuciture dei sedili. 
Oggi quella che un tempo era la fabbrica è diventata un museo, dove è possibile ripercorrere le tappe di quello che ai tempi fu uno sviluppo tecnologico pionieristico.
Per i tempi, la Great Western Railroad era all'avanguardia,  oltre ad avere diversi vantaggi tecnici sulle sue concorrenti: non solo vantava prototipi dalle prestazioni superiori, ma i suoi treni erano più comodi e veloci grazie a un maggiore scartamento dei binari. 
Sfortunatamente, questo complicava di parecchio i viaggi verso il resto dell'Isola, con i passeggeri che erano costretti a cambiare treno, e le merci che subivano grossi ritardi di consegna perché era necessario trasferirli da un vagone all'altro, per cui questo esclusivo miglioramento tecnico fu in seguito abbandonato a favore di uno scartamento standard. 
Eppure, sui treni della Great Western, aveva viaggiato persino la Regina Vittoria, per la quale era stato preparato anche uno speciale vagone di rappresentanza che si trova anch'esso all'interno del museo.
A causa di queste circostanze uniche, la Ferrovia, la sua amministrazione, e tutto ciò che ruotava attorno ad essa, costituiva quasi un mondo a parte. A Swindon praticamente tutti ci lavoravano: o nelle fabbriche o nelle stazioni, o come macchinisti, casellanti o personale di stazione.
La vita di intere famiglie, a ben guardare dell'intera Città, era organizzata attorno ai turni di lavoro, alla sirena della Fabbrica, agli orari di partenza e di arrivo.
Non era raro che il lavoro nella ferrovia passasse da una generazione all'altra, e le stesse strade e gli edifici erano progettati in base alle esigenze degli operai e dei macchinisti.
Un vero e proprio mondo scomparso, che oggi rimane come archeologia industriale.
Continuate a leggere.

venerdì 11 settembre 2026

Avebury - Introduzione

Da quando ho iniziato a viaggiare da un lato all'altro della Manica, i luoghi storici delle Isole Britanniche, in modo particolare i monumenti preistorici che sono avvolti da un'aura quasi mistica, sono sempre state per me delle tappe privilegiate. 
Stonehenge è stato uno dei primi che ho visitato, seguito dal Tor di Glastonbury, dove sono tornato varie volte.
C'è sempre stato un posto che, pur avendo voluto visitare per molto tempo, e nonostante la sua ovvia importanza storica, è rimasto al di fuori dei miei itinerari: il cerchio megalitico di Avebury.
Questo perché Avebury oggi è un villaggio di campagna circondato da pascoli, un'immagine quasi bucolica che nasconde il vero motivo che ne fa un luogo di pellegrinaggio (ed è più di una semplice metafora): ad Avebury si trova il più grande cerchio megalitico non solo delle Isole Britanniche, ma dell'intera Europa. Più vasto del pur impressionante sito di Carnac, nella Bretagna continentale.
Così grande infatti, che buona parte del villaggio si trova al suo interno.
La struttura risale a più di seimila anni fa, cioè all'inizio del Neolitico. 
Sarebbe azzardato affermare che tutta la nostra civiltà è iniziata da qui, molto probabilmente non è così, tuttavia, Avebury e altri siti simili hanno segnato una svolta epocale per l'Europa, più di un millennio prima che la più antica delle Piramidi venisse costruita.
All'interno del fossato, un solco circolare di 1,35 chilometri, largo 21 metri e profondo 11, per un'area complessiva di 115000 metri quadrati attorno a cui, in seguito, sono state disposte le enormi pietre, sono state ritrovate ossa di mucca (scapole) e di maiale, e corna di cervo.
L'ipotesi è che siano stati usati come attrezzi da scavo: una scapola di mucca, grande e piatta, se legata a un lungo bastone di legno può diventare una vanga, mentre le corna di cervo, allo stesso modo, possono essere usati come rastrelli. I maiali venivano probabilmente allevati per la carne.
Il sito è stato usato per quasi duemila anni come luogo cerimoniale, per poi essere abbandonato a favore di altri luoghi, probabilmente Stonehenge.
Oggi tuttavia, è di nuovo utilizzato.
Il giorno che ho scelto per visitare Avebury era il primo di Agosto, e non l'ho scelto a caso: a quella data corrisponde la festa celtica di Lughnasad.
Sebbene non lo avessi programmato, ho incrociato la cerimonia del Cerchio Druidico locale, e poichè si trattava di un evento aperto al pubblico, ho colto l'occasione per partecipare: la perfetta conclusione per un giorno tanto importante.
Continuate a leggere.

sabato 8 agosto 2026

Odissea

Inutile girarci attorno: la precisione storica o la fedeltà letteraria alla fonte originale non erano una priorità per questo film.
I misteriosi guerrieri che respingono Odisseo e i suoi uomini non solo indossano anacronistiche armature a piastre, ma sono grandi il doppio di loro, lanciano uomini a destra e sinistra come pupazzi, e addirittura affondano una nave a mani nude.
Agamennone, nella sua armatura nera, sembra Batman, o forse Konrad Curze, quindi non escludo che Nolan abbia sbagliato millennio e sia arrivato nel mezzo delle Guerre di Unificazione
Tuttavia, se dimentichiamo la lettera e ci concentriamo sullo spirito, credo che l'atmosfera della tarda età del Bronzo sia stato catturato alla perfezione, assieme allo sgomento che i Micenei devono aver provato di fronte al collasso della loro civiltà. Non è un film che consiglierei per una serata tra amici, ma sono contento di averlo visto.

domenica 2 agosto 2026

Spiderman Brand New day

Nonostante il titolo, il vero protagonista di questo film non è Spiderman. È Peter Parker.
Un Peter Parler solo e (letteralmente) dimenticato da tutti, che cerca di colmare il vuoto in cui si trova calandosi completamente nei panni e nella maschera di Spiderman... ma quando un misterioso nemico (non indovinerete mai chi è) minaccia i suoi vecchi amici, Peter si accorge che gli spara-ragnatele non bastano: sarà costretto a rimettere assieme i pezzi della sua vita e a cercare improbabili alleati per proteggere la sua ex-fidanzata M.J.
Più un film di supereroi, questa è bellissima storia d'amore, ma con le ragnatele.